Questo testo l'ho scritto il 12 agosto 2004. E' una riflessione sullo scorrere del tempo, sulle aspettative, sulla presunzione di poter rimandare a domani, sul sogno d'eternità. Il tempo non ce lo restituisce nessuno e andando avanti ci priviamo di cose che difficilmente torneranno a passarci davanti.
Siamo sempre più impegnati, sempre più nevrotici, sempre più interessati a tutto... tranne che a vivere il presente al meglio delle nostre capacità. Ci consumiamo nel tempo che passa. Per ottenere che cosa?
I progetti li faccio anch'io. Ho sogni da realizzare in cassetti ed armadi, ma darei fuoco a tutta la mobilia se mi si desse un secondo di vera eternità.
Non è nostro il tempo
Abbiamo scritto il vento sulle strade
E la pioggia nel fitto dei boschi
Lo puoi vedere dagli spazi tra la polvere
Smossa
Nell’armonia musicale
Dello scorrere dei fili d’erba lungo i pensieri
Lunghi
D’una distanza di secoli
Dall’inizio di noi alla nostra fine
Siamo cresciuti morti e vissuti
Dentro l’uno dentro l’altra
Usciti e rimasti altrove
Ma sempre dentro
Chiamiamo le soglie del nostro viaggio
Come se non dovessero mai arrivare
E ci stringiamo solo la mano
E ci sorridiamo solo
Soli
Dividiamo gli istanti che ci creano eterni
Senza marchiarne memoria
Nel correre della vita
E guarda
Ci ritroviamo sempre come a cercarci
Come a trovarci siamesi
Congiunti dal profilo impalpabile dell’anima
Ci sono amori più grandi delle parole che l’uomo inventa
E che
Nella polvere fitta delle clessidre perdono la loro essenza
Riempiendo al contempo ogni spazio
Silenziosamente
Tra le pareti cristalline
Di un’esistenza senza più limiti da indovinare